Nella primavera del 1797, mentre la Serenissima Repubblica di Venezia viveva i suoi ultimi, drammatici mesi di esistenza, anche Rovigo si trovava immersa in un clima di crescente tensione politica e militare.
Un corpo volontario per difendere la città
Sull’onda delle emozioni e dell’incertezza del momento, il 3 aprile 1797 viene presa una decisione significativa: istituire un corpo militare volontario cittadino.
A guidarlo viene proposto Agostino Casioli, “capitano-attendente” e già capo della guardia del precedente Podestà, uomo che si era distinto per la sua abilità nei delicati rapporti con le truppe francesi presenti sul territorio.
Questa scelta rivela chiaramente il tentativo della comunità rodigina di organizzarsi autonomamente, cercando di mantenere ordine e difesa in una fase in cui il potere centrale veneziano appariva sempre più distante e incerto.
Il silenzio di Venezia e il peso della presenza militare
Nonostante le ripetute richieste, Venezia non autorizzerà mai ufficialmente la formazione del corpo volontario.
Questo silenzio istituzionale pesa come un macigno e riflette la paralisi politica della Serenissima negli ultimi giorni della sua esistenza.
Nel frattempo, la presenza delle truppe venete in città continua ad aumentare, generando un grave impatto economico sulla popolazione.
I soldati vengono infatti alloggiati anche presso il monastero di San Bartolomeo, e i regolatori cittadini arrivano ad auspicare che il numero delle truppe non cresca ulteriormente, segno evidente di una situazione ormai difficile da sostenere.
L’arrivo dei volontari dalle Bocche di Cattaro
Nella stessa giornata del 3 aprile, giunge a Rovigo un contingente di circa 100 volontari provenienti dalle Bocche di Cattaro, territori fedeli alla Serenissima e storicamente legati alla sua tradizione militare.
Con il loro arrivo, la forza complessiva presente in città raggiunge circa 450 uomini.
Questo rafforzamento militare, tuttavia, non porta solo sicurezza: aumenta anche le tensioni, i costi e la percezione di trovarsi ormai alle soglie di un cambiamento epocale.
Una città sospesa tra fedeltà e trasformazione
Gli eventi del 3 aprile 1797 raccontano una Rovigo sospesa tra due mondi:
da un lato la fedeltà alla Serenissima, ancora viva nella popolazione;
dall’altro la crescente realtà dell’avanzata francese e del nuovo ordine politico che si stava imponendo.
La mancata risposta di Venezia, unita alla pressione militare e alle difficoltà economiche, segna uno dei tanti piccoli ma significativi passaggi che, nel giro di poche settimane, porteranno alla fine della Repubblica di Venezia.
Fonte
📖 Rovigo e il Polesine tra rivoluzione giacobina ed età napoleonica 1797-1815

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