1799: nel Polesine bruciano gli Alberi della Libertà


Nel pieno delle guerre della Seconda Coalizione, il Polesine si trova ancora una volta terra di confine e di passaggio, stretto tra le forze francesi e quelle austro-russe.

📌 Il 27 marzo 1799, come riporta la cronaca lendinarese, le truppe austro-tedesche attraversano il Canal Bianco spingendosi fino al Po, segnando un momento decisivo per il territorio.

📖 “Li Tedeschi passò il Canal Bianco, e andò in sino sul Po, bruzzoro tutti li Alberi di Libertà cioè, Pincara, Fiesso, Occhiobello, Castelguglielmo, Trecenta…”

👉 Gli Alberi della Libertà, simbolo della rivoluzione giacobina introdotta dai francesi, vengono sistematicamente abbattuti e bruciati.

Non si tratta solo di un gesto simbolico: è la cancellazione visibile del nuovo ordine politico imposto dopo il 1797.

📌 Nei paesi coinvolti, i municipalisti – legati al sistema filo-francese – vengono duramente colpiti:

📖 “Li Municipalisti di cotesti Luoghi furono vituperati al sommo…”

👉 Il Polesine appare così diviso, attraversato da tensioni profonde tra chi aveva aderito al nuovo sistema e chi invece vedeva nell’arrivo degli Imperiali una liberazione.

📌 Il contesto è quello di una terra di frontiera, dove il confine tra dominio Austriaco e Repubblica Cisalpina taglia il territorio, generando instabilità continua.

A questo si aggiungono le conseguenze pratiche della guerra:
requisizioni di bestiame e viveri
passaggi continui di truppe
disordine e insicurezza diffusa

👉 Il Polesine diventa così retrovia militare, pagando il prezzo più alto delle grandi manovre europee.

Un episodio che racconta bene la realtà di questi anni: non solo guerra tra eserciti, ma scontro tra visioni del mondo, vissuto direttamente nei villaggi e nelle comunità locali.

Fonte: V. Boraso, Cronaca lendinarese

Marco Fornaro 

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