Polesine, aprile 1797: fedeltà alla Serenissima tra Rovigo e Adria



Nella primavera del 1797, mentre la Serenissima Repubblica di Venezia si avvicina alla sua fine, il Polesine vive una fase complessa e spesso fraintesa.
Una parte del territorio, quella rivierasca sul Po già appartenente allo Stato Pontificio, era infatti sotto influenza francese fin dal giugno 1796, in seguito all’avanzata napoleonica. Diversa invece la situazione della restante porzione del Polesine, ancora sotto il dominio veneziano, dove si collocano gli eventi qui raccontati.

È proprio in questa area che emergono chiari segnali di fedeltà alla Serenissima.

Rovigo, 2 aprile 1797: il popolo si stringe attorno a San Marco


A Rovigo, il 2 aprile, al termine di una messa solenne celebrata sul sagrato del Duomo, un nutrito numero di cittadini si raduna dando vita a una manifestazione carica di significato.

La folla, guidata da sette rappresentanti della città con altrettante bandiere, accompagna il Podestà in corteo fino al Palazzo Pretorio, tra invocazioni a San Marco e segni evidenti di adesione alla Serenissima.

Nella sala delle udienze viene poi ribadita una formale dichiarazione di fedeltà, mentre sull’onda dell’entusiasmo si decide anche di costituire un corpo militare volontario, affidato ad Agostino Casioli, uomo già esperto nei rapporti con le autorità del tempo.

Adria, 2 aprile 1797: la fedeltà passa dal Consiglio


Nello stesso giorno, anche Adria manifesta la propria posizione, ma attraverso le istituzioni.
Durante il Consiglio Generale, vengono eletti Francesco Girolamo Bocchi, governatore, e Luca Antonio Groto, sindaco, con l’incarico di recarsi a Venezia per rinnovare ufficialmente il voto di sudditanza alla Serenissima.
Un gesto meno scenografico, ma profondamente politico, che conferma la volontà della città di restare legata al governo veneziano anche in un momento ormai critico.

Due città, un legame che resiste


Rovigo e Adria, pur con modalità diverse, si muovono nella stessa direzione. Da una parte il popolo che scende in piazza, dall’altra le istituzioni che deliberano e inviano propri rappresentanti: due linguaggi diversi per esprimere una medesima appartenenza.

In quei giorni, nella parte veneziana del Polesine, la Serenissima non era ancora un ricordo lontano, ma una realtà ancora viva nella coscienza collettiva. Anche mentre l’equilibrio politico stava crollando, il legame con Venezia continuava a manifestarsi in forme concrete e pubbliche.

Un territorio che sceglie di non restare fermo


Questi episodi mostrano un Polesine tutt’altro che passivo. In una terra già in parte toccata dalla presenza francese e in parte ancora sotto Venezia, le comunità reagiscono, prendono posizione, cercano di affermare una continuità.

Sono gesti che non cambieranno il destino della Serenissima, ma che restituiscono il senso di un momento storico vissuto fino in fondo: non come spettatori, ma come protagonisti, nel tentativo – almeno morale – di restare fedeli a un mondo che stava scomparendo.

Fonte
📖 Rovigo e il Polesine tra rivoluzione giacobina ed età napoleonica (1797-1815), a cura di Filiberto Agostini, Minelliana
📖 Annali Guarnieri-Bocchi, in G. Pastega

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