30 marzo 1797: una città schierata con San Marco
Il 30 marzo 1797, a Rovigo, non fu un giorno qualunque.
Nel cuore della terraferma veneta, mentre l’Europa stava a guardare l'avanzare delle armate francesi nel nord Italia, la città visse una giornata carica di significato politico e identitario.
Giunsero infatti in città due compagnie di Schiavoni e una di fanteria italiana, truppe della Serenissima incaricate di mantenere l’ordine in un momento estremamente delicato. Non si trattava solo di una presenza militare: era un segnale chiaro, visibile, dell’autorità veneziana ancora viva sul territorio.
Una città che sceglie
Rovigo, in quei giorni, non era neutrale.
Anzi, mostrava apertamente la propria posizione.
Le cronache raccontano di una popolazione coinvolta, partecipe, tutt’altro che passiva. Uomini e donne di ogni ceto sociale – nobili, cittadini, mercanti, popolani – si riconoscevano in un simbolo preciso: la coccarda blu e dorata di San Marco.
Non era un semplice ornamento.
Era una dichiarazione.
Indossarla significava affermare, senza ambiguità, la propria fedeltà alla Serenissima Repubblica di Venezia, in un momento in cui l’avanzata francese stava mettendo in discussione equilibri secolari.
Il simbolo contro la rivoluzione
Quel dettaglio – la coccarda – racconta più di tante parole.
Da una parte, i veneziani e i fedeli a San Marco con i colori tradizionali.
Dall’altra, i francesi con la loro coccarda tricolore, simbolo della rivoluzione.
Due mondi opposti che si guardavano da vicino.
A Rovigo, almeno in quel momento, la scelta era chiara: restare fedeli a Venezia.
Un clima di unità e tensione
Le strade della città erano animate, vive.
Si respirava un senso diffuso di appartenenza, ma anche una tensione sottile, inevitabile.
Il 1797 è un anno di svolta: di lì a poco, la Serenissima sarebbe caduta.
Ma in quel 30 marzo, Rovigo dimostra che, almeno per una parte della popolazione, Venezia non era solo uno Stato.
Era un’identità.
Conclusione
Questo episodio, tramandato dai diari dell’epoca, ci restituisce l’immagine di una comunità che, nel momento decisivo, sceglie da che parte stare.
Non per imposizione, ma per convinzione.
E proprio per questo, ancora oggi, racconta qualcosa di profondo sul legame tra il Polesine e la Serenissima.
Fonti
📖: Diarii del Locatelli, Archivio dell’Accademia dei Concordi (Rovigo)
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